Oggi vi presentiamo Claudio Scordato, pilota in Albastar

15 Maggio 2020

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Ciao Claudio, la tua è una storia che inizia nella tua bellissima isola, la Sicilia, terra dove è nato anche il progetto di creare Albastar. Questo è un curioso legame… Com’è iniziata il tuo interesse per il volo?

I miei nonni hanno una casa vicino all’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. Stavo tutto il tempo con la testa rivolta verso l’alto, e mio nonno decise di portarmi in una stradina che costeggiava la pista 07/25 per farmi vedere da vicino i decolli e gli atterraggi. Era un posto privilegiato che solo pochi residenti conoscevano. Probabilmente è grazie alla sua pazienza che sono diventato un appassionato, ovviamente il traffico di 25 anni fa non è minimamente paragonabile con quello del giorno d’oggi. Quindi stavo li, con lui, a chiaccherare ore ed ore aspettando il seguente decollo/atterraggio.

Come hai fatto a conoscere Albastar e perché hai scelto di lavorare proprio in questa compagnia aerea?

Dopo aver accantonato l’idea di fare il pilota all’età di 18 anni, ho preso una laurea in cooperazione internazionale e ciò mi ha portato a intraprendere varie esperienze all’estero. Tra queste c’è stata un anno di servizio civile a Lourdes con l’UNITALSI, partner storico di Albastar. Così ho conosciuto la compagnia. Tra le varie mansioni logistiche che ricoprivo, c’era quella di portare gli equipaggi dall’aeroporto all’hotel e viceversa. Dopo qualche mese conoscevo quasi tutti i piloti e gli assistenti di volo, e facevo loro sempre mille domande, fino a quando un comandante un giorno mi disse “ma se ti piace così tanto volare, perché non diventi almeno assistente di volo?” e così feci. Il destino volle, una volta finito il corso a Barcellona l’anno successivo , che Albastar organizzasse una giornata di colloqui proprio nella scuola in cui avevo studiato. E non mi lasciai sfuggire l’occasione di poter lavorare con tante persone che avevo già conosciuto l’anno prima, in un ambiente accogliente e familiare come quello di Albastar.

Lourdes è stato, quindi, il filo conduttore che “ci ha fatto conoscere”. L’aver lavorato direttamente con persone che richiedono necessità speciali, che grazie ad Albastar riescono a raggiungere la destinazione meta del loro pellegrinaggio, ti ha fornito un valore aggiunto  durante la tua carriera di assistente di volo.  Quali sono i ricordi più belli legati all’attività di assistente di volo? E soprattutto il ricordo più emozionante legato a Lourdes?

Come un bambino ai primi giorni di scuola, ho ricordi molto piacevoli di tutto quello che fu l’inizio. Il corso, le prime passeggiate nelle zone riservate agli addetti ai lavori in aeroporto, scoprire aspetti dell’aeronautica che fino a quel momento non conoscevo. Ma soprattutto l’amicizia che si è venuta a creare con alcuni compagni di corso, che dura ancora oggi. Una volta cominciato a lavorare, senza dubbio i ricordi più piacevoli sono collegati alla complicità che si viene a creare a bordo tra i vari membri dell’equipaggio, e sul fatto che in qualsiasi momento sai di poter contare su chi ti sta accanto. Una delle cose che mi piaceva di più però era la gratitudine dei passeggeri una volta arrivati a destinazione, a volte ti ringraziavano come se ti avessero dovuto dare qualcosa in cambio, e invece era “solo” il mio lavoro. Un lavoro che amavo.
A Lourdes non ho un ricordo emozionante in particolare, ma lavorando un anno intero all’UNITALSI ho potuto ammirare come tanta gente afflitta da problemi gravi, riesce ad andare avanti col sorriso grazie alla forza della fede e della speranza. Ciò mi ha fatto capire che molto spesso non ci rendiamo conto della fortuna che molti di noi hanno e che nella società moderna spesso tendiamo a creare problemi che sono nulla paragonati ad alcune situazioni che ho toccato con mano a Lourdes.

Tu sei l’esempio che passione e spirito di sacrificio sono determinanti per realizzare le proprie aspirazioni. Come hai deciso poi di diventare pilota?

Un po’ come quando facevo l’autista a Lourdes, in uno dei mille voli in cui ero andato in cabina per annoiare i piloti con le mie domande, un comandante mi chiese se avevo mai pensato di diventare pilota. Gli risposi di si, ma che avevo accantonato il sogno a 18 anni, quando scoprii di non avere i requisiti per accedere tramite l’aeronautica militare e che ormai (ai tempi avevo 29 anni) era troppo tardi. Mi rispose che avevo torto e che negli anni a venire il mercato dei piloti e dell’aviazione in generale sarebbe cresciuto in maniera esponenziale. Aveva ragione. Motivato da quelle parole e dalla spinta e dal supporto della mia famiglia e dei miei amici, decisi di intraprendere questo cammino, facendo una scuola a Palma de Mallorca, mentre nel frattempo continuavo a lavorare come assistente di volo per Albastar.

E’ difficile il percorso per diventare pilota? Cosa consigli alle/i nostre/i giovani lettrici/lettori che vogliono intraprendere questo percorso? Sicuramente avrai avuto momenti di sconforto, cosa ti ha spinto ad andare avanti?

All’inizio tutti mi dicevano che sarebbe stato lungo e difficile. E in effetti così è stato, a parte l’ordinaria difficoltà, ci sono stati vari imprevisti, ma grazie alla passione e alla vocazione sono riuscito a superare tutti gli ostacoli che mi si sono presentati davanti. Questo è ciò che dico ai futuri piloti che in questo momento stanno studiando o stanno pensando di iniziare: siate sicuri della scelta che fate, perché la realizzazione di un sogno non è una cosa semplice. Ci saranno molti momenti di sconforto, in cui metterete in dubbio ciò che state facendo e vi chiederete se ne valga davvero la pena. Ma se davvero è quello che volete, e lo affrontate con la giusta dedizione e concentrazione, non ci sono ostacoli invalicabili. Ciò che mi ha spinto dall’inizio alla fine, è stata la possibilità di poter realizzare il sogno che avevo da bambino, quando andavo a vedere gli aerei decollare con mio nonno.

Albastar.es

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